Cos’è, davvero, un impianto agrivoltaico
Il termine agrivoltaico viene spesso usato in modo ampio per indicare qualsiasi installazione fotovoltaica realizzata su un terreno con destinazione agricola. Sotto il profilo tecnico e normativo, però, agrivoltaico e fotovoltaico a terra su terreno agricolo sono due configurazioni distinte.
Un impianto fotovoltaico a terra tradizionale occupa il suolo per l’installazione dei moduli e delle strutture di supporto, rendendolo di fatto inutilizzabile per la coltivazione. Un impianto agrivoltaico, viceversa, è progettato per coniugare produzione energetica e attività agricola sullo stesso terreno: strutture sopraelevate che consentono la lavorazione del suolo sottostante, moduli distribuiti in modo tale da lasciare passare la luce necessaria alle colture, layout coerenti con le esigenze meccaniche del ciclo agricolo.
Non si tratta di una differenza di dettaglio. Sotto il profilo tecnico, un agrivoltaico è un progetto complesso che richiede scelte diverse in ogni fase, dalla progettazione strutturale al dimensionamento elettrico. Sotto il profilo economico, è un asset che deve restituire valore contemporaneamente all’agricoltore e all’investitore energetico. Sotto il profilo autorizzativo, è soggetto a un iter distinto rispetto al fotovoltaico a terra puro.
L’altezza delle strutture
La prima scelta tecnica distintiva è l’altezza delle strutture di supporto. In un fotovoltaico a terra tradizionale, le strutture sono basse — pochi metri dal suolo — e ottimizzate per minimizzare i costi di installazione e la superficie esposta al vento.
In un agrivoltaico, l’altezza minima è determinata dalla necessità di consentire il passaggio delle macchine agricole sotto le strutture: trattori, atomizzatori, mietitrebbie a seconda della coltivazione. Le strutture sopraelevate cambiano radicalmente il calcolo strutturale — momenti flettenti, carichi al vento, fondazioni — e incidono direttamente sul costo dell’impianto. È un investimento aggiuntivo che deve essere giustificato dal ritorno economico complessivo del progetto.
L’orientamento dei moduli e la gestione dell’ombreggiamento
La seconda scelta riguarda l’orientamento dei moduli e la loro distribuzione sulla superficie. Nel fotovoltaico a terra tradizionale la logica è semplice: massimizzare la produzione per metro quadrato. Nell’agrivoltaico entra in gioco una seconda variabile: la quantità di luce che arriva al suolo, e quindi la fattibilità reale della coltivazione sottostante.
Diverse colture hanno tolleranze diverse all’ombreggiamento. La vite, ad esempio, tollera un ombreggiamento parziale se ben distribuito e in certe fasi vegetative può addirittura beneficiarne, riducendo lo stress idrico nelle giornate più calde. Altre colture, come i cereali estivi, sono più sensibili alla riduzione della radiazione solare diretta.
L’utilizzo di tracker mono-assiali o bi-assiali — strutture in grado di inseguire il sole modificando l’inclinazione dei moduli — consente di modulare l’ombreggiamento al suolo in modo dinamico, ottimizzando in parallelo produzione energetica e resa agricola. Sono soluzioni più complesse e più costose, ma trovano la propria giustificazione proprio nella capacità di far convivere due obiettivi diversi sullo stesso terreno.
I moduli bifacciali
Una scelta ricorrente negli impianti agrivoltaici di nuova generazione è l’utilizzo di pannelli bifacciali: moduli che producono energia dall’irraggiamento diretto sulla faccia superiore e da quello diffuso e riflesso sulla faccia inferiore.
Nell’agrivoltaico, la superficie sottostante — vegetazione, terreno lavorato, superfici chiare — genera una componente di albedo che si aggiunge alla produzione della faccia superiore. Il risultato è un incremento della resa per metro quadrato installato, che può compensare in parte i maggiori costi delle strutture sopraelevate rispetto a un impianto tradizionale.
Il caso Terre del Sole
Prima di proporlo ai clienti, abbiamo voluto realizzare un impianto agrivoltaico su un terreno di proprietà del gruppo. Terre del Sole è l’azienda agricola del gruppo LV Group, dedicata a viticoltura e olivicoltura nella Valle di Comino. L’impianto agrivoltaico da 990 kWp installato ad Alvito, in provincia di Frosinone, ci ha permesso di sperimentare direttamente le scelte tecniche che oggi proponiamo ai nostri clienti.
Il progetto integra pannelli bifacciali con ottimizzatori di stringa, strutture sopraelevate calibrate per il passaggio delle macchine agricole, tracker biassiale con inseguimento solare, sistema di monitoraggio evoluto con logiche predittive basate su IA per la gestione del meteo avverso. L’impianto interessa 2,6 ettari di vigneto — con 7.000 metri quadrati direttamente sotto le strutture — ed è configurato in Comunità Energetica Rinnovabile Valle di Comino L1.
L’esperienza operativa di Terre del Sole è il riferimento su cui costruiamo le proposte agrivoltaiche per aziende agricole terze: non un modello teorico, ma un impianto reale con dati di produzione, comportamento agronomico e integrazione operativa verificabili nel tempo.
Per chi ha senso valutare un agrivoltaico
L’agrivoltaico è una configurazione che può interessare aziende agricole di dimensioni medie o grandi, con superfici disponibili sufficienti a giustificare l’investimento, e con una coltivazione compatibile con la copertura parziale del suolo. Vigneti, oliveti, colture erbacee in aree marginali, aree destinate a pascolo estensivo sono tra le configurazioni più studiate a livello nazionale.
Al di là dell’aspetto tecnico, la scelta di un progetto agrivoltaico è anche una scelta strategica: consente all’azienda agricola di integrare una nuova fonte di reddito con il proprio ciclo produttivo tradizionale, senza sottrarre superficie all’attività principale. È un modello che apre spazio a nuove filiere di finanziamento e a modelli di collaborazione tra proprietari terrieri e operatori del settore energetico.
Vuoi valutare un progetto agrivoltaico?
Se rappresenti un’azienda agricola con superfici disponibili, o un operatore interessato a sviluppare un progetto agrivoltaico su terreni di terzi, il nostro Team Engineering può valutare insieme a te la fattibilità tecnica del progetto e discutere le configurazioni più adatte alla coltivazione presente.